Racconti del grottesco e dell’arabesco

Tales of the Grotesque and the Arabesque (1840) – Edgar Allan Poe / Inglese

Nel 1840 Poe firma la sua prima raccolta di racconti, contenente molte delle storie che contribuirono a rendere la sua figura leggendaria, nonchè decretarlo il padre della letteratura d’orrore. Con ‘Racconti del grottesco e dell’arabesco’ infatti il maestro americano dimostra e converte con impareggiabile sapienza l’astrattismo del concetto di paura rendendolo concreto e tangibile grazie ad una prosa affascinante, tenebrosa ma al contempo rigorosa nei confronti di un certo realismo.

Questi ventisei racconti infatti hanno tutti in comune storie surreali e allucinanti, volte a spaventare e scuotere profondamente il lettore. L’autore però non si limita a questo ma, attraverso la sua narrativa, svela il suo intento più celato di insegnare qualcosa, di costringere il lettore ad affrontare il lato oscuro di sè. Esemplificativa a questo senso è la storia di “William Wilson”; un uomo tormentato da un suo sosia. Per quanto egli cerchi di fuggire da ciò se lo ritrova sempre davanti. Nel finale decide di ucciderlo, ma ciò si rivolta contro sè stesso. L’invito dell’autore di non sfuggire da se stessi ma di affrontare i propri  demoni interni è netto, perchè non si risolve niente sfuggendo. Ma al di là di ciò l’ossessione di Poe è chiaramente dovuta alla morte ed ai suoi misteri, cosa che egli non risolverà mai: il suo è un tentativo costante di venire a capo del segreto di essa e di cosa essa nasconda. Spesso questo si manifesta tramite il topos del ritorno dal regno dei defunti: l’ossessione degli errori commessi in vita e di come espiarli una volta trapassati è qualcosa che va oltre il razionale, difatti Poe non dà una soluzione ai mali, ma ti chiede solamente di non ignorarli.

Poe

L’irrazionale e l’ignoto poi sono concetti che hanno grandemente affascinato ed influenzato la poetica dello scrittore, ed hanno un forte peso in particolare sulla storia: ne ‘La caduta della casa degli Usher’, il suo racconto più celebre, il colpo decisivo ai nervi del padrone di casa è inferto dall’uragano che infuria al di fuori della dimora e dalla desolazione e vastità della casa stessa, di un silenzio assordante e profondamente evocativo. Ma ci sono mille altri esempi: alle volte può essere un animale, come il gatto, oppure un luogo, il pozzo, stretto ed angusto. Un orrido perciò perfettamente umano, naturale dettato dalla semplice ripresentazione di un contesto, trasformato in terrificante grazie alla sola abilità descrittiva, e quindi tale sono immaginariamente. Il mutarsi di situazioni in realtà inquiete in un vero e proprio incubo ad occhi aperti: Poe mette in scena qui un gioco di verità-finzione sopra le righe delineando una poetica imperniata sull’uomo e sulle sue più profonde paure.

Ciò che più risalta dello stile dell’autore è come egli, pur riuscendo a rendere momenti d’azione e protagonisti, non si soffermi quasi mai sulle informazioni non necessarie, come età, nomi o città. L’atmosfera, dunque la descrizione, vale qui più di ogni altro fattore. Il suo stile è impeccabile e terrorizzante. Nel complesso è corretto definirlo un precursore del decadentismo. I suoi racconti sono senza tempo e riescono ancora oggi a incutere paura su chi legge, e la paura, come la risata, è una sensazione non solo difficile da rendere, ma soprattutto difficile da mantenere nel tempo. Ma per Poe niente è impossibile.

Voto: ★★★★/★★★★★

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