Addio alle armi

A farewell to arms (1929) – Ernest Hemingway / Inglese

Dalla traumatica esperienza vissuta sul Piave e dalla lunga permanenza nell’ospedale militare italiano durante la Prima Guerra Mondiale lo scrittore ha tirato fuori questo romanzo semi-biografico che risulta in definitiva come una delle sue storie più entusiasmanti, un’epopea avventurosa che fonde guerra e amore con passione e riesce facilmente a catturare l’attenzione del lettore.

L’opera segue le vicende del giovane Frederic Henry, arruolato come conducente di ambulanze nel 1918, nel pieno del conflitto mondiale. Le sue vicende lo portano a conoscere ed innamorarsi di una giovane infermiera con la quale dividerà le sue pene. In seguito alla disfatta di Caporetto i due scapperanno insieme verso la Svizzera braccati dalla polizia militare, ma la felicità ottenuta con tanta fatica non durerà.

In quanto esponente della Generazione Perduta insieme ai suoi connazionali e amici Fitzgerald e Steinbeck, tra i quali comunque lui risulta l’esponente minore, le sue opere ruotano interamente intorno al rifiuto deciso dei canoni del tempo, in primis della guerra e della società, visti come organi distruttori e nefasti, come agenti di corruzione popolare e fonte di profondo disagio umano. Non a caso le opere di Fitzgerald, come lo stesso hemingwaiano ‘Fiesta’, hanno sempre al centro  la disfatta dell’uomo in quanto parte integrante di un mondo corrotto, dove la dissoluzione e la perdita di ideali più totale si manifesta tramite l’uso sfrenato e insensato di denaro e alcool. Nel seguente romanzo si nota il distaccamento sempre più netto, che culminerà con la diserzione, del protagonista nei confronti di un conflitto visto come insensato e tragicamente evitabile, come la messa in pratica perfetta di un comportamento umano malato, che non può che sfociare nella stupidità della guerra. Ma ancora più illuminate a questo senso è la figura dell’amico di Frederic, Alessandro Rinaldi: il suo rifiuto sarà così più netto di quello dell’amico da portarlo alla pazzia e, in seguito ad una scenata di follia in pubblico, alla sua pubblica esecuzione. In generale si nota comunque una predominante attenzione per il conflitto in tutta la sua insensatezza, nonostante la storia d’amore tra i due giovani sia un fattore di notevole importanza.

Addio alle

Hemingway, come del resto ogni scrittore ma in maniera ancor più diretta, amava raccontarsi per mezzo delle sue opere: ‘Verdi colline d’Africa’, ‘Per chi suona la campana’, e soprattutto il suddetto ne sono la testimonianza. Più che da uno spirito critico e contestatorio, il romanziere americano sembrava mosso però da un istinto di auto-celebrazione che lo spingeva a fare della sua bibliografia una sorta di memoriale personale. Lo stile del racconto è emozionante seppur basilare e, in quanto ad abilità descrittiva non si avvicina certo ai parametri dei suoi colleghi di espatrio previamente nominati. Il target di lettore a cui mira Hemingway è chiaramente, anche se non di proposito, differente da quello di un Fitzgerald, in quanto salta subito agli occhi la mancanza di una tangibile e consistente presenza contenutistica, ma nonostante questo la storia come già detto appassiona e cattura immediatamente per la sua vivacità e la sua buona caratterizzazione.

L’opera è dunque un romanzo commovente, e spicca appunto per questo. L’entità biografica del romanzo rende le vicende molto più realistiche e toccanti: l’amore tra i due è reso in maniera sensazionale, i personaggi, nonostante la superficialità della narrazione sono credibili e quindi si può considerare il tutto come una buona prova creativa. A conti fatti una buona love-story bellica che riesce tutt’ora ad incantare e a far piangere per la sua tristezza.

Voto: ★★★/★★★★★

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