La morte a Venezia

Der Tod in Venedig (1912) – Thomas Mann / Tedesco

Ritenuto in alternativa romanzo breve o racconto lungo, quest’opera dello scrittore tedesco Thomas Mann rimane tutt’ora come una delle più famose e apprezzate di sempre, nota soprattutto per la delicatezza dei temi affrontati e per l’accurato ritratto umano che viene quivi tratteggiato; per la straordinaria intensità delle emozioni e per la maestria con la quale viene tratteggiato il disagio interiore di un uomo, il protagonista, perfettamente in simbiosi col suo tempo.

La storia tratta di un attempato autore, Gustav von Aschenbach che, rimasto da poco vedovo e spossato dall’estenuante lavoro della sua professione, decide di intraprendere un viaggio per distrarsi e assaporare la tranquillità di una vacanza. Fermatosi quindi a Venezia conosce lì un giovane del luogo e inizia a provare attrazione verso quest’ultimo. In lui iniziano a risvegliarsi però istinti omosessuali latenti e la sua diviene una morbosa ricerca di attenzione da parte del ragazzo. Ammalatosi poi gravemente e lasciata la questione irrisolta, passerà i suoi ultimi giorni nell’Hotel del luogo, ancora intento a contemplare senza speranza alcuna la bellezza del giovane.

Con il seguente romanzo Mann si conferma quello scrittore minuziosamente attento alla personalità umana e a tutte le sue sfaccettature che ha dimostrato di essere in passato:in particolare nelle sue opere ritroviamo un costante rimando a tre temi in particolare, vissuti come personali dall’autore: malessere (interiore come fisico), posizione nella società e cultura. Gustav li riassume tutti quanti. Quella del protagonista è infatti una profonda crisi personale sotto tutti i punti di vista, una crisi esistenziale in un certo senso. Innanzitutto quella intellettuale. La sua proficua quanto incessante attività di scrittore l’ha portato tutto ad un tratto a sentire come il bisogno di fuggire da quel mondo e da quella situazione che oramai lo soffocava. Per secondo una crisi nell’aspetto esteriore: l’improvvisa attrazione per il quattordicenne Tadzio risveglia in lui la consapevolezza di un decadimento fisico (arrivati ai cinquant’anni lampante ed inevitabile) che lo porterà a sottoporsi a cure di ringiovanimento nella speranza di riacquistare una giovinezza e una vitalità oramai perdute, inoltre sarà proprio una malattia, il colera, a sancire la definitiva disfatta dell’uomo. E per finire una caduta morale: la perdita di significato del lavoro di una vita, l’impossibilità di continuare a scrivere, la comparsa di un istinto pederasta che lo porta a trovare la bellezza del ragazzo, come detto da lui stesso, simile a quella del mitologico Narciso o di una scultura greca, sono i sintomi di una malattia riconducibile a cause molto maggiori. Mann sconfigge qui il pericoloso confronto con la delicatezza tematica dell’omosessualità, che in quel periodo ancora non voleva essere riconosciuta pubblicamente nè tanto meno tollerata, sfruttandola a suo uso e consumo in tutto il suo potenziale di sconvolgimento di massa per aprire gli occhi e far riflettere sulla situazione di chiusura e caduta morale del suo tempo.

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Quella dell’uomo è una passione così forte e travolgente da rimanere come pietrificato alla vista improvvisa del giovane marinaretto nella hall dell’hotel, è come un risveglio dei sensi che lo colpisce profondamente lasciandolo tramortito, ma tutto ciò egli riuscirà ad ammetterlo a sè stesso solo più avanti, quando in seguito ad un fugace sorriso ottenuto dal ragazzo capirà il suo stato d’animo.

Sotto un profilo tecnico la suddetta è una maestosa prova d’abilità dell’autore: a differenza di altre sue opere qui egli sfoggia un’accuratezza, una raffinatezza stilistica davvero uniche. La perfezione sintattica della frase qui è quasi raggiunta, attraverso espressioni sciolte, armoniose e profondamente toccanti nella loro particolareggiata attenzione. Spesso troviamo scene e confronti allegorici, come quello presente nello splendido finale, dove il protagonista morente si vede nell’atto di correre appresso al giovane, oppure ridondanti perifrasi che accennano ad un significato senza nominarlo. A questo senso è quindi necessario notare che sia la presenza della malattia sia l’omosessualità non vengono mai citate per nome, ma solamente fatte intuire all’inizio e date per certo in seguito, acuendo così quel senso di incertezza e di struggente logoramento che caratterizza così tanto l’opera.

Ma l’importanza del romanzo consiste soprattutto nella sua entità simbolica. ‘La morte a Venezia’ è l’emblema di una decadenza generazionale, di un’umanità senza certezze, che non riconosce più il giusto dallo sbagliato, di un crollo di ideali che colpisce persino le classi benestanti, come quella di Gustav. La sua è la figura del tipico uomo novecentesco, abbattuto dalla propria situazione ma incapace di capirne il motivo, intuendo solo un malessere esistenziale che è la principale causa poi di tutti gli altri malesseri che seguono. La sua incapacità di rapportarsi col mondo e ancora di più con sè stesso lo porta a chiudersi nelle proprie emozioni e a vivere di sè stesso al punto da sviluppare comportamenti e passioni deviate, come quella verso Tadzio. Ma come anticipato previamente tutti i temi principali della bibliografia del tedesco li ritroviamo similmente in altre sue opere, in particolare ne ‘La montagna incantata’: il protagonista Hans qui si sente un disagio interiore che lo porta a curarsi pur senza avvertire un particolare malessere fisico, proprio come all’inizio del racconto succede a Gustav. I rimandi alla cultura e alla società sono poi molteplici e persistenti, come si vede meglio ne ‘I Buddenbrook’ dalla sempre maggiore caduta di un nucleo familiare che si riflette nei comportamenti dissoluti ed amorali di tutti quanti i suoi componenti.

La morte del protagonista è quindi inevitabile come inevitabile è la conseguente morte della società del tempo, schiavizzata da un senso di inadeguatezza e di inettitudine che non lasciano dubbi. La profondità del romanzo si può quindi comprendere e riconoscere in ogni punto della vicenda, valutando in definitiva l’opera come un gioiello di immenso valore sociale e critico.

Voto: ★★★★★/★★★★★

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