L’immoralista

L’immoraliste (1902) – André Gide / Francese

Tra i romanzi più rappresentativi dell’autore, ‘L’immoralista’ è l’opera che meglio ritrae la linea di pensiero del Premio Nobel André Gide, oltre ad essere tra le massime espressione della letteratura più intima e provocatoria dello scrittore; su questa falsa riga ritroveremo poi più avanti ‘La sinfonia pastorale’, impostato in modo simile ma decisamente meno intenso (sebbene rimanga un opera di buon valore letterario); ed è con queste opere che Gide riflette sui temi di religione, sesso e dolore, scavando a fondo nell’animo umano, il tutto con un tocco come sempre elegante e fortemente critico.

La storia narra di Michel, il protagonista, che dopo essersi ammalato di tubercolosi durante il viaggio di nozze con la moglie Marceline in Tunisia, guarirà grazie alle cure di quest’ultima ed intraprenderà un vero e proprio viaggio spirituale che gli darà maturità, mutandolo al punto tale da non essere più riconoscibile alle persone che lo circondavano.

L’esperienza pregressa di malattia e guarigione subita da Gide, e quindi la componente autobiografica del romanzo, non può che far pensare alla creazione di un personaggio, ovvero Michel, che impersoni a tutti gli effetti la filosofia dell’autore (a tale riguardo è significativa la scelta di scrivere il romanzo in prima persona). Qui Gide, appunto attraverso le vicende del protagonista, conduce il lettore ad una riflessione metafisica di straordinaria profondità: il percorso di guarigione di Michel, è sì un ristabilimento fisico, ma è più che altro una resurrezione dell’anima, ed è questo ciò che davvero importa poichè è grazie a quest’ultima che il protagonista riscopre se stesso e capisce di non avere mai realmente saputo vivere. Ma ancora più straordinario è ciò che avviene dopo la rinascita spirituale di Michel: egli si rende conto di aver sempre vissuto sotto una falsa identità, come con una maschera addosso, che era però quella con la quale tutti lo conoscevano ed amavano, a partire dalla moglie. Quest’ultima infatti, ammalatasi in seguito alle cure rivolte a Michel, verrà portata inizialmente in Svizzera, dove riprenderà salute, ma successivamente verrà condotta di nuovo in Africa, luogo nel quale il protagonista si recherà pur sapendo questo non giovare alla cura di Marceline; da questa decisione ne conseguirà infine l’inevitabile morte della moglie, fardello del quale Michel dovrà portare in eterno il peso su di sé. L’apparente irrazionalità della scelta, è tuttavia giustificabile pensando a ciò che Marceline rappresentava per Michel dopo il ristabilimento, ossia un disgustoso richiamo alla vecchia personalità della quale egli era fortemente deciso a disfarsi, ecco che diviene necessario liberarsi della moglie, anche se non del tutto consapevolmente, compiendo così un atto pesantemente individualista e anti-borghese, poiché la nuova filosofia del protagonista gli impone uno stile di vita che trascende ogni sorta d’ideale del quale egli era dapprima un distinto rappresentante.

Immoralista

Sorge pertanto spontanea la risposta all’ipotetico quesito posto per capire chi sia il vero immoralista. È evidente che Michel ne rappresenti a tutti gli effetti l’emblema per eccellenza, e nonostante l’autore stesso abbia successivamente tenuto a precisare che il romanzo non sia volto a giustificare i comportamenti del protagonista, ma semplicemente a mostrarne le azioni e relative conseguenze che ne comportano, è più probabile ritenere l’opera una sorta di saggio sull’esistenza e sui suoi valori. Michel, che dapprima impersonava l’uomo dotto, cresciuto con sani principi e valori, nel corso della sua vita non aveva saputo fare altro che sopprimere a tutti gli effetti la propria natura libertina, quella più vera e genuina, la stessa che riuscirà ad emergere solo attraverso il contatto con la morte, che pareva quasi imminente. E proprio grazie alla vicinanza con questa il protagonista riesce a demolire le barriere di conformismo ed ipocrisia, riscoprendo se stesso a tutto tondo, e coinvolgendo quindi ogni aspetto più puro della propria essenza, accettandone la vera natura, anche la più trasgressiva, come per esempio quella (omo)sessuale.

Tutto ciò però non basta per definire la sostanza del romanzo; Gide infatti qui non si limita a rappresentare un personaggio anticonvenzionale e a ritrarne la condotta scandalosa, egli insegna con favolosa brillantezza di pensiero che ciò di cui si ha bisogno realmente per trovare la propria libertà è la presa di coscienza della natura di se stessi, l’accettazione della propria essenza, non basta perciò solamente capire di non stare vivendo con la propria persona, è necessario condividere con questa la propria esistenza malgrado questo comporti inevitabilmente sofferenza, come il romanzo stesso dimostra. Il concetto intero è reso magistralmente con un’unica frase la quale, citando l’opera, afferma che: “Saper liberarsi non è niente, il difficile è sapere essere libero”.

Dunque con ‘L’immoralista’ l’autore realizza un’opera d’immenso valore letterario e notevole anche dal punto di vista filosofico. Gide, con questo primo suo capolavoro che simboleggia in un certo senso il manifesto di se stesso, si dimostra uno scrittore dalle straordinarie doti artistiche e un vero e proprio maestro di vita.

Voto: ★★★★★/★★★★★

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