Il grande Gatsby

The great Gatsby (1925) – Francis Scott Fitzgerald / Inglese

Dall’iconico e malinconico romanticismo all’impietoso ritratto storico, presagio di un crollo sociale, politico e intellettuale ma anche ridefinizione stilistica: ‘Il grande Gatsby’ riesce nell’ardua impresa di interpretare e spiegare non solo il suo tempo ma anche l’uomo dietro quelle pagine, l’americano medio stordito dall’alcol e dall’arrivismo in una nazione marcia nelle fondamenta, corrotta da eccessi e contraddizioni. ‘L’età del jazz’ di Francis Scott Fitzgerald, ruggente e pronta al collasso. 

L’opera narra dell’infausto amore tra il facoltoso, affascinante e ingenuo Jay Gatsby e l’attraente, egoista Daisy, sposatasi per interesse a Tom. L’anonimo Nick, inusuale protagonista estraneo alle dinamiche appena riassunte, ci presta i propri occhi soffermandosi su una delle vicende più crudeli e insieme altamente rappresentative del Novecento Americano.

Fitzgerald colloca biograficamente il suo Gatsby all’interno di un mondo, di una mentalità, di uno stile di vita molto precisi, e tanto fondamentali ai fini della storia da essere di fatto gli unici veri protagonisti del tutto. Jay è infatti lo spettro dello scrittore che ritorna sul suo passato riflettendo su quest’ultimo e facendo un bilancio su di sé così come sulla società che tanto ha caratterizzato la sua esistenza. Daisy e Tom Buchanan rappresentano allora l’emblema di un mondo egoista, opportunista, sfruttatore, noncurante di chi calpestare per raggiungere i propri scopi. Gatsby viene così risucchiato dai meccanismi di una macchina sociale che andrà di lì a poco incontro alla disfatta a seguito del crollo della borsa del ’29.

i4ZXHEJ - Imgur

La figura di Gatsby tuttavia è delineata, così come tutte le altre, attraverso lo sguardo del narratore Nick, così da ricoprire tanta importanza da non eclissare mai gli altri personaggi né le considerazioni estemporanee dell’autore. L’improvvisa fortuna di Gatsby (lecita ed illecita) lo porta infatti all’inizio del romanzo ad essere uno degli uomini più ricchi del paese e a potersi permettere, insieme ai coniugi Buchanan, un’imponente villa a Long Island, dando continuamente feste ed invitando le persone più in vista della zona nella speranza di rivedere ed incuriosire Daisy; è infatti una delle sue feste la prima occasione in cui il lettore si imbatte in lui. Egli è l’emblema della solitudine. La sua figura viene lentamente anticipata, piano piano costruita ed intessuta con una cura quasi maniacale fino a diventare quasi leggenda ancora prima di averlo visto entrare in scena: e nella prima occasione in cui si nota, alla prima festa alla quale vien invitato Nick, l’autore ne descrive il suo sorriso e la sua parlata, tralasciando l’aspetto fisico e la personalità, conscio di aver reso talmente bene l’idea sotto i seguenti aspetti da non soffermarvici più. La sua è comunque una delle figure più tristi della letteratura mondiale: egli è l’agnello sacrificato all’altare del progresso e della critica, egli è’ colui che parte sconfitto a priori. La sua aura di eroe incompleto lo porta comunque a schierarsi contro tutti i canoni della società del suo tempo: egli rinuncia ai soldi, al potere, alla posizione sociale, in favore dei bei sentimenti (l’amore per Daisy e l’amicizia per Nick) e dei migliori ideali. La sua ricchezza è solamente il tramite attraverso il quale raggiungere il suo scopo, che dall’alto della sua figura divina si nota poi essere il più normale di tutti: egli vuole semplicemente essere felice con la persona che ama. Potrebbe ambire a qualsiasi cosa ma desidera solamente questo. Dall’alto della sua positività di figura egli è ancora un ingenuo e sentimentale ragazzetto che pensa di poter ritornare indietro nel tempo ricreando un amore che oramai ha perso le sue basi. L’incidente finale e l’epilogo nella piscina sono unicamente il mezzo attraverso il quale si manifesta l’impietosa vendetta del sistema verso chi rifiuta il proprio stile di vita in favore della vera felicità, ed in contrasto infatti viene sottolineata sempre di più nell’opera la grande falsità dei due coniugi Buchanan, che all’inizio sembrano così distanti ma che in fin dei conti si rivelano così uguali, così atrocemente mele marce del medesimo albero sociale (l’infedeltà di Tom, l’incostanza di Daisy, la falsità e la spietatezza di entrambi). Chiaramente il fulcro dell’intera opera è il finale. Nella scena del funerale infatti si nota Nick solo che assiste ad esso, unico partecipante, mentre in contemporanea i due coniugi ignorano volutamente gli inviti del narratore, del tutto disinteressati dall’avvenimento, troppo in alto nel loro egoismo esistenziale per abbassarsi a simili facezie. Interessante da aggiungere quindi, riallacciandosi alla figura di Gatsby, l’assenza di comunicazione, il mezzo attraverso il quale si manifesta la falsità dei personaggi. Essi sono distinti infatti da una patina di perbenismo sociale che fa disdegnare immediatamente tanto il lettore quanto lo stesso Nick nei confronti della sua stessa cugina, esponente principale assieme al marito di un mondo conformista e puritano che solo Jay in tutta la sua ingenuità non vede, segnando così la propria sconfitta (monumentale a riguardo il capitolo della piscina, descritto con una singolarità impareggiabile). 

Lo stile ricercato di Fitzgerald si confonde sublime col maniacale perfezionismo dello stesso, meritandosi ampiamente la fama conquistatasi negli corso degli anni. La narrazione è infatti fitta, apparentemente frenetica, condita da un largo uso di aggettivi e lunghe tregue descrittive. Gran parte degli sforzi dell’autore pare volessero convogliarsi nel relegare il lettore ai margini della vicenda, impotente, soverchiato dalle circostanze (ciò grazie al punto di vista adottato, ovvero quello di Nick); in breve, nient’altro che un astuto stratagemma per spingerlo verso una visione il più possibile pessimistica e arrendevole della realtà in questione. Quello che conta per Fitzgerald non è tanto criticare un dato aspetto dell’allora presente, quanto piuttosto condannare sé stesso assieme al presente stesso, pur senza per questo privarsi di una certa (esigua) dose di ottimismo.

Concluse infatti l’autore: “Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia…e una bella mattina…Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.”

Voto: ★★★★★/★★★★★

Questa voce è stata pubblicata in American Literature, Lost Generation e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...