Lo straniero

L’Étranger (1942) – Albert Camus / Francese

Opera prima del genio francese Albert Camus, questa è altresì l’opera che gli ha elargito la fama mondiale, affermandolo nel panorama dei più grandi ed importanti letterati della Storia. ‘Lo Straniero’ è il romanzo attraverso il quale l’autore rende concreta la sua idea di condizione esistenziale, introducendo per la prima volta il concetto dell’assurdità di quest’ultima, ripreso nello stesso anno nel sostanziale saggio ‘Il mito di Sisifo’.

La narrazione è divisibile essenzialmente in due parti: nella prima viene introdotta la figura del protagonista Meursault, che,  nella sua totale impassibilità difronte al mondo che lo circonda, si dimostra sempre più essere privo di ogni sorta di vitalità, lo si intuisce fin da subito con l’avvenuta comunicazione della morte della madre per la quale egli si dimostra completamente indifferente; tale apatia trova poi la sua massima espressione nel punto cruciale del romanzo, ovvero quando Meursault commette per puro caso l’omicidio di un uomo. Con questo evento si conclude la prima parte dell’opera e si apre l’ultima, che vede il protagonista persistere nel mantenere le stesse passività pure nei confronti del processo su di lui eretto; la causa si concluderà come prevedibile, e il protagonista nell’incontro finale con un prete, seppur conscio della propria fatale imminenza, non cederà al riscatto spirituale offertogli, preferendo quindi l’accettazione della propria condizione.

La scomposizione in due parti si riscontra inoltre nel lato stilistico del romanzo: se infatti nella prima parte si nota una scrittura piuttosto semplice e fine più che altro alla narrazione, nella seconda vi è un chiaro proposito descrittivo nei confronti dei personaggi, a partire da Meursault, che capiamo sempre più essere totalmente distaccato dalla realtà circostante; a tal proposito è straordinario il parallelismo che vede il protagonista più infastidito dal caldo dell’ambiente che preoccupato per il processo in corso. In linea di massima è comunque evidente che l’opera, non perdendosi in episodi ed avvenimenti marginali, punti all’essenziale, dando assoluta rilevanza alla sostanza ed accostandosi in questo senso ad un saggio filosofico, senza tuttavia trascurare la forma.

Straniero

Si nota poi che il romanzo, seppure non sia considerabile come autobiografico, contiene elementi chiaramente intimi all’autore, come lo è per esempio la dislocazione della vicenda, ambientata appunto, come sarà nel successivo romanzo ‘La Peste’, in Algeria, suo Paese natio. La vera natura camussiana dell’opera è tuttavia riscontrabile nella personalità del protagonista, a questo proposito si spiega l’utilizzo della prima persona; questa forma quindi, più che di dare un’impronta di memoria o diario all’opera, ha lo scopo di sottolineare la partecipazione dell’autore alle azioni del protagonista: la condizione nella quale si trova Camus-Mersault si fa così universale e il suo senso di disagio interiore, la sua alienazione completa da ogni sorta di coinvolgimento emotivo riesce in questo modo a penetrare nel lettore.

Tutto ciò è lampante conseguenza di una presa di coscienza assoluta della propria esistenza, di per sè paradossale, proprio la stessa consapevolezza che Roquentin, protagonista de ‘La nausea’, maturava verso metà romanzo. In questo senso ‘Lo Straniero’ si può considerare quasi un seguito del capolavoro di Sartre; qui infatti Meursault fin dall’inizio dell’opera ha già maturato questa concezione dell’assurdità ontologica: così si spiegano pertanto i comportamenti nei confronti della madre morta come della compagna Maria, che pur provando realmente amore per il protagonista, non riceverà altro che attrazione fisica in cambio. Come già accennato la resa definitiva di questa condizione sarà comunque data proprio con l’evento fulcro del romanzo, ossia l’assassinio di un uomo: dopo un litigio con un gruppo di arabi il protagonista si troverà, per una circostanza totalmente accidentale, a sparare su uno di questi, e logorato dall’indifferenza per ogni cosa ad infierire sul corpo inerme dell’uomo con altri tre colpi, il tutto motivato semplicemente dal bagliore della luce: “A causa di quel bruciore che non potevo più sopportare ho fatto un movimento in avanti. […] In quello stesso momento, il sudore dalle mie sopracciglia è colato di colpo giù sulle palpebre e le ha ricoperte di un velo tepido e denso. […] È allora che tutto ha vacillato. […] Tutta la mia persona si è tesa e ho contratto la mano sulla rivoltella.”

Nel corso della conseguente procedura penale la sua noncuranza si fa poi palpabile: vediamo Meursault trovarsi davanti una giuria sicura nella decisione da prendere, ma allo stesso tempo sbalordita dall’atteggiamento dell’imputato e logorata dalla curiosità di conoscere le motivazioni che abbiano spinto il protagonista a compiere un gesto tanto definitivo; ecco che viene espresso il motivo centrale del romanzo: come la giuria s’interroga sul senso di quell’atto, così l’uomo si chiede quale sia il senso di ogni atto, e quindi quale sia quello della propria esistenza. E’ perciò che Meursault non proverà mai a giustificarsi nè tanto meno a preoccuparsi per il proprio destino: che senso avrebbe?qualsiasi azioni si compia l’esistenza rimane priva di base razionale, e perciò indegna di ribellioni morali che risulterebbero peraltro inutili.

E un’opera di tale importanza non poteva che avere un epilogo potente e sostanziale. qui infatti viene evidenziata ancor di più la visione fortemente atea dell’autore. Il protagonista che fino ad allora pareva, sì coerente con un determinato stile di vita, ma comunque impotente ed impassibile difronte alle circostanze esterne, nell’incontro con il prete si dimostra quanto mai vivo e collerico; la via della redenzione offertagli nell’abbraccio alla fede in un’entità Superiore viene energicamente respinta con il primo vero coinvolgimento emotivo del protagonista, che proprio grazie a questa reazione trova la propria pace interiore vedendo quell’atto come l’ineludibile conseguenza della propria uniformità di pensiero.

Si conclude con questa scossa emotiva il romanzo chiave di una corrente filosofica della quale tuttavia Camus non si sentì mai parte integrante; ‘Lo Straniero’ è inoltre la conferma della possibilità di un’esistenza cosciente della propria assurdità e quindi priva di speranze, le stesse che però allo stesso tempo il protagonista-autore del romanzo si augura che rimangano nelle anime delle altre persone, e lo fa con queste ultime, fulgenti parole: “Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio”.

Voto: ★★★★★/★★★★★

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