Shining

The Shining (1977) – Stephen King / Inglese

Riconosciuto oramai come uno dei capisaldi della letteratura horror e glorificato anche grazie alla trasposizione cinematografica del genio di Stanley Kubrick, questo romanzo segna sia la tappa principale della bibliografia dell’autore, che con il suddetto romanzo cambiò il suo stile, ripiegando maggiormente verso una vena più horror e di terrore, come ad esempio notiamo in ‘It’ e ‘Misery’, sia la fama definitiva dello stesso autore e il suo riconosciuto primato di re dell’horror.

La trama è la seguente: costretto dalle circostanze, in quanto licenziato a seguito di una violenza su un suo studente, un ex insegnante, Jack Torrance, si reca con la famiglia, in qualità di guardiano di bassa stagione, in un hotel decentrato del Colorado. Seppur avvisato della tremenda maledizione in corso sulla struttura, che ha portato in precedenza alla follia omicida tutti i precedenti guardiani, Jack inizia la sua permanenza nell’infausto luogo, e come previsto, quanto profetizzato dopo un po’ accade. Il figlio di Jack però, Danny, possessore di poteri extrasensoriali, riesce a mettersi in comunicazione telepatica con un vecchio cuoco del posto tale Dick, che accorre in tempo per salvare moglie e figlio dalla caccia sanguinaria dell’ormai impazzito Jack e i tre fuggono in tempo per veder saltare in aria l’intero edificio con dentro l’uomo, causa scoppio della vecchia caldaia: nascerà una profonda amicizia tra Danny e Dick.

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Partendo dalla premessa delle riconosciute scarse doti e abilità dello scrittore in questione, bisogna però riconoscergli in generale, e soprattutto in questo caso, una genialità davvero unica nel saper ideare e soprattutto costruire così bene delle storie di terrore, in maniera tanto dettagliata, di forte impatto, ma anche di grande, elogiabile fantasia, che sappiano mescolare così bene contenuti anche più complessi con il resto della storia. Qui infatti i contenuti sovrannaturali, le venature terrificanti, lo stile fortemente suggestivo e funzionale allo scopo primo (e cioè di creare un atmosfera di paura e terrore), si mescolano bene, anche se non come in ‘Carrie’, con una certa riflessione personale e sui disagi interiori ed i disturbi dell’uomo. Chiaramente il genere in questione è fortemente limitante e soffre di un’intrinseca difficoltà nel puntare a scopi ed intenti letterari di un certo spessore, soprattutto a causa dell’intento dello stesso. Infatti notiamo una certa tendenza all’imitazione del genio assoluto di tale campo, Edgar Allan Poe, l’unico scrittore capace di distinguersi per le sue innegabili doti anche in un genere simile. Come ne ‘La caduta della casa Usher’ dello scrittore di Boston, anche qui torna il culto della casa come essenza animata e dotata di poteri malefici e satanisti, e quello più generale quindi dell’influsso maligno del demonio sulle anime vive.

Tecnicamente lo stile è davvero semplice e non si distingue per particolari usi o influssi descrittivi, se non appunto una certa tendenza al recupero delle tematiche e degli influssi del già citato padre dell’horror. La narrazione è lineare e scorrevole, e spicca più che altro per la grande cura dei dettagli e dell’atmosfera: non si notano pecche o falle all’interno della storia, se non forse quella mancanza di mezzi per creare meglio la figura, poi diventata tanto celebre, del leggendario Jack Torrance causa, sotto questo preciso aspetto, il palese vantaggio del cinema sulla letteratura.

Un’opera sicuramente rilevante all’interno del suo genere, una lettura semplice e scorrevole ma anche di scarsi contenuti e motivi di risalto. Un buon tassello all’interno di un genere letterario forse a tutt’oggi troppo sfruttato e poco effettivamente giustificato, considerata inoltre la difficoltà di resa dello stesso.

Voto: ★★★/★★★★★

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