Il tamburo di latta

Die Blechtrommel (1959) – Günter Grass / Tedesco

Un’epopea di immani dimensioni, rievocativa, critica, dissacrante, comica, dolorosa ma sempre sontuosa nella sua grande volontà riassuntiva. Grass con questo suo esordio letterario realizza un monumentale romanzo atto a ridefinire la storia intera della Germania del novecento attraverso gli occhi di un emarginato nano mostriciattolo. É questa una storia grottesca, perversa, intrisa del tipico stile tedesco del periodo, dove gli intenti storico-satirici si intrecciano ad uno stile narrativo complicato, disturbato e disturbante, a metà strada tra il concreto e l’astratto.

Oskar, giovane nano deforme, racconta dal manicomio dove è rinchiuso la storia della sua famiglia dall’inizio del secolo, fin dagli incestuosi rapporti che portarono al suo concepimento. Egli decise, in ribellione verso il mondo degli adulti, compiuti i tre anni di smettere di crescere, buttandosi da una rampa di scale. Da quel momento la sua vita diventa una contestazione unica verso il mondo: egli si ritrova a vagare per la città con un tamburo, scandendo con colpi di stecche  e con urla vetricide la sua rabbia verso un mondo astruso e malvagio. Intanto la famiglia attraversa l’antisemitismo, il nazismo, e Oskar si ritrova in varie situazioni complicate, come l’assedio tedesco di Danzica, portando nel corso degli anni, in un modo o nell’altro, sempre una parte di colpa nelle morti dei suoi familiari. Egli successivamente girerà il mondo con dei nani da circo, troverà e perderà l’amore, e infine, dopo la morte del suo presunto padre Alfred, deciderà di riprendere a crescere, diventando ancora più orribile.

Tamburo Imgur

Più che l’intento largamente riassuntivo dell’opera, si nota subito la volontà fortemente satirica dell’opera, che punta attraverso ogni minimo dettaglio a riprendere in chiave critica tutte le contraddizioni e le falsità di una nazione destinata all’irrimediabile distruzione e all’eterna vergogna. Oskar è l’effige di ciò; attraverso i suoi comportamenti ribelli e assurdi egli punta a mostrare allo spettatore l’assurdità di un paese e dei suoi comportamenti, primi su tutti la decisione di smettere di crescere come protesta e quella di portarsi dovunque un tamburo, frastornando la gente coi suoi colpi. Ma, oltre al protagonista, tanti altri personaggi o aspetti rappresentano una critica, per primo Alfred, convinto nazista che finirà ucciso proprio a causa di esso. Ma il giovane nano, coi suoi comportamenti, riuscirà a demolire ogni istituzione, senza risparmiare la scuola, la Chiesa e soprattutto la politica. Il suo tamburo e la sua voce sono le armi che usa Grass per distruggere una società marcia nelle fondamenta, che potrà sperare di avanzare solo attraverso la consapevolezza dei propri errori, e ciò è testimoniato dal finale, dove Oskar decide di riprendere a crescere, ma non prima di aver estirpato ogni radice familiare che ricordasse i drammi e gli errori trascorsi. E in un simile romanzo è difficile non notare l’eccessiva stilizzazione che, pur ridisegnando alla perfezione le circostanze, conferisce molta importanza ai dettagli lasciando in disparte le parti a logica più cruciali (a questo senso del nazismo poco e nulla viene detto, se non attraverso gli occhi di Oskar). E come già accennato, l’opera si può riassumere in maniera stilizzata come ad una fusione tra storia e astrazione, dove la storia diventa ciò che la Germania è stata, tutti gli errori che ha commesso, e l’astrazione il mezzo tramite il quale lo scrittore delinea mostruosamente il paese stesso. E questo è il romanzo, nient’altro. Perchè di fatto, senza una chiave di lettura (che comunque è appositamente resa estremamente facile da comprendere), guardando cioè solo l’apparenza della vicenda, essa è una serie di fatti surreali e grotteschi che si succedono l’uno dopo l’altro senza apparente connessione nè tanto meno senso logico: gente che mangia pesci crudi, uomini che bivaccano sotto le gonne delle donne, vetri di intere città frantumati da semplici grida, crescite arrestate per magia, gobbe che spuntano senza ragione ecc. Un mondo quindi che, lungi dall’essere razionale, viene reso tanto astruso quanto astrusa è la realtà che si vuole ritrarre.

Sotto il profilo tecnico il romanzo è pressoché inattaccabile. GG, come già accennato, attraverso una prosa sciolta, sardonica e mai complessa, punta tutto sull’ironia e sui doppi sensi delle situazioni in causa, ottime e ben inserite. Da notare l’eccessiva pesantezza della storia che, profondamente critica e dai toni compunti e dettagliati, stanca notevolmente il lettore richiedendo molta e costante attenzione.

Voto: ★★★/★★★★★

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