Tenera è la notte

Tender is the Night (1934) – Francis Scott Fitzgerald / Inglese

Francis e Zelda: Dick e Nicole. Tra i romanzi dell’autore americano è senza dubbio qui che si nota una volontà completamente autobiografica, destinata a rendere in maniera disincantata e drammatica la propria vita familiare e mondana. Tra cinismo e rimpianto qui il pessimismo di Fitzgerald raggiunge vette inimmaginabili, lasciando da parte sia filosoficamente che narrativamente quell’amore e quella passione per il ricamo ed il decoro stilistico che tanto avevano contraddistinto opere come il precedente ‘Il grande Gatsby’. Una vera e propria discesa negli inferi della dannazione umana, senza scappatoie e senza redenzioni;un affresco impietoso e disumano di una generazione che era destinata, come scrisse Gertrude Stein, ad essere perduta, marchiata dalle atrocità della guerra.

Estate del 1925. Antibes. Rosemary, giovane e ingenua attrice, fa subito amicizia con un gruppo di simpatici villeggianti, tra cui una bellissima coppia di americani, Dick e Nicole. Tra i tre si instaura subito un forte legame, che si interromperà però quando tra Dick e Rosemary si instaurerà una pericolosa complicità. La vita di Dick, abile dottore, e di Nicole, procede tra i problemi di alcolismo del primo e la schizofrenia della seconda. Tutto ciò logora lentamente la relazione creando un atteggiamento di reciproca autodistruzione, che finirà per rovinare entrambi gettandoli nel più completo abisso di perdizione morale. Il loro matrimonio si rompe, i due decidono infine di continuare a soffrire separatamente, senza ferirsi a vicenda, portando singolarmente ognuno la propria croce.

Il dopoguerra sancì definitivamente la morte di ogni ideale, una sorta di nube carica di odio e incomprensione per l’intero genere umano che si riflesse più di tutti nell’ambiente letterario: al suo interno Fitzgerald fu quello che meglio riuscì a tradurre concretamente questo senso di decadenza morale e ideologica nelle sue opere, e ‘Tenera è la notte’ ne è la prova concreta, perfino più di lavori come ‘Belli e dannati’, che già si erano mossi in questa direzione. Dopo nove anni di lavoro ed incommensurabili sforzi lo scrittore riesce finalmente a concludere questa sua opera, e il risultato è un’autobiografia nata con il preciso scopo di rileggere la propria vita in contemporanea con lo sviluppo e la decadenza del periodo storico: chiaramente ne deriva una conseguente impostazione pessimistica, socialmente e psicologicamente approfondita.

Tenera

L’opera, nella versione nota al vasto pubblico, è suddivisa in tre vaste sezioni, che separano tre diversi momenti della vicenda. Tale divisione rende ulteriormente cristallina la volontà di sottolineare la progressiva dissoluzione della coppia di protagonisti. Nella prima parte la storia viene vista dal punto di vista di Rosemary, che guarda ai due come al loro esempio di vita, come a due persone splendide: e così sono. Dick e Nicole sono solari, simpatici, sempre attivi, vanno pienamente d’accordo, il loro atteggiamento contagia chiunque. Ma dall’infatuazione di Rosemary tutto cambia in un progressivo abbandono morale. Nicole ricade in uno stato di completa follia, Dick comincia a bere, l’impresa lavorativa imbastita crolla lentamente, i loro amici si allontanano sempre di più. Dalla fine della prima sezione Dick diventa il protagonista assoluto: si percepisce la sua stanchezza, la sua debolezza, la lenta scomparsa di tutti i buoni valori che lo avevano accompagnato fino a quel momento. L’amore per Nicole si spegne, il mondo attorno a loro si oscura del tutto, lasciando viva solamente una sensazione di abbandono e di estraneità dal mondo esterno.

In questo senso lo stile della narrazione è fondamentale. Qui Fitzgerald matura una scrittura aspra, pesantemente incentrata sull’approfondimento psicologico dei personaggi, e scevra da ogni sorta di divagazione o descrizione non essenziale. Attraverso un andamento fluido e discorsivo vediamo il mondo cambiare a seconda del punto di vista adottato in quel momento. Ogni ruolo, perfino il più piccolo, viene reso nella sua completezza morale ed assume uno spessore notevole. L’inesorabile morte dei valori e di un senso della vita oramai perduto, si respira su ogni descrizione dei personaggi in confronto con il loro contesto sociale: Fitzgerald infatti non modella la contestualizzazione sull’ambiente, ma sui personaggi. Il loro sguardo sul mondo, le loro sensazioni, questo è l’unico metro di giudizio che il lettore ha per comprendere il mutarsi della situazione. Col passare degli anni Dick diventa insensibile al mondo, i drammi della sua vita lo logorano in tal modo da annullargli ogni interesse per l’amore, per il lavoro o semplicemente per le relazioni con il suo prossimo, e ciò si riflette immancabilmente nell’insensatezza delle sue azioni come sul disgregarsi dei suoi rapporti, tema centrale dell’intera poetica decadentista novecentesca, propria a geni del calibro di Camus, Sartre o Pirandello.

Qui viene ricreato un determinato periodo storico sulla base delle esperienze stesse dell’autore, ma anche sulla base di quella disillusione esistenziale che sterilizza ogni rapporto ed ogni atto della quotidianità. Non c’è spazio in questo senso per divagazioni, l’ambiente esterno, con tutte le persone che porta, modella i protagonisti cambiandoli dentro e facendoli fuggire nelle consuete trappole americane della pazzia e dell’alcol, in uno stile di vita già marcio dentro. Viaggi, consuetudini, rapporti di facciata, egoismo, tutta la falsità di un’era viene ripresa con minuziosa attenzione e con disillusione; l’uomo rimane solo con la sua mancanza, con la sua inerzia di fronte al malvagio e perverso accanirsi di una società troppo schiava di se stessa e dei suo meccanismi consuetudinari per poter salvare dalla deriva due anime in pena con le loro cicatrici.

Zelda era già a quei tempi ricoverata permanentemente in una clinica psichiatrica e Francis Scott stava annegando tra un mare di alcolismo ed un incipiente manifestazione tubercolotica che culminerà nel ’40 col l’attacco di cuore letale. Tutta la rabbia dell’autore si manifesta immancabilmente in una prosa sincera e disillusa, sadica e realista, psicologica e quantomai decadentista: fattori che fanno della suddetta opera un capolavoro senza tempo, un ritratto sociale e filosofico tra gli apici della narrativa novecentesca, e l’autore in causa come uno dei suoi massimi esponenti.

Voto: ★★★★/★★★★★

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2 risposte a Tenera è la notte

  1. Dotty ha detto:

    Thanks for helping me to see things in a dieefrfnt light.

    "Mi piace"

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