Domani nella battaglia pensa a me

Mañana en la batalla piensa en mí (1994) – Javier Marías / Spagnolo

Scandito da un flusso di pensieri che scorre ininterrotto coinvolgendo continuamente, ‘Domani nella battaglia pensa a me’ è un’opera intelligente e ben strutturata che, riprendendo nel titolo la celebre frase del ‘Macbeth’ di Shakespeare, costruisce con pochissimi elementi a disposizione un’intricata rete di conoscenze, passioni, drammi e fraintendimenti, con astuzia ma soprattutto con uno spirito di comprensione ed un’intensità uniche. L’autore contemporaneo madrileno si annuncia perciò un talento con una voce limpida, quantomai spontanea e fortemente radicata al grande passato letterario di geni come Schnitzler e Nabokov.

Durante una notte passata in compagnia di una giovane donna conosciuta qualche giorno prima, Víctor scopre amaramente l’improvvisa e inspiegabile morte improvvisa di questa. Insabbia il suo passaggio per evitare fastidi ma tempo dopo cercherà di avvicinarsi alla famiglia della deceduta per confortarli e per far loro luce sull’accaduto, scoprendo in cambio tutti i problemi e i drammi sepolti all’interno delle vite dei vari padre, marito e sorella, ma imparando soprattutto qualcosa da se stesso.

Tra i grandi nomi del presente è quantomai peculiare e rinfrancante scoprire autori avvicinarsi alla scrittura ancora così stabilmente e caldamente, con dedizione ma anche e soprattutto con memoria e riconoscenza verso il passato letterario e quello personale: Marías è senza ombra di dubbio questo, e cioè un uomo di lettere, un umanista che riscopre in ogni suo passaggio la forza del periodo e le sue vere potenzialità sulla morale e sulle emozioni del lettore, e qui fa sicuramente leva su entrambe. Uno degli espedienti narrativi più efficienti ed immediati, il monologo interiore, viene utilizzato qui come fattore preponderante, come arma per mezzo della quale sciogliere ogni pensiero ed ogni riserva personale mettendo in pubblico dominio i pensieri e le impressioni del protagonista, ma a differenza del fine col quale veniva utilizzato nel Modernismo, e cioè per innovare il genere letterario e per raccontare le vicende attraverso una presa di coscienza sempre maggiore, qui è semplicemente un mezzo che permette la massima trasparenza del soggetto in causa, rendendo perciò la narrazione estremamente fluida e chiara.

Domani nella Imgur

Ciò che infatti contraddistingue la gran parte dell’opera è l’effetto che il mondo circostante e gli eventi conseguenti hanno su Víctor, e le ripercussioni sulla sua vita sono la conseguente illustrazione del carattere dello stesso. Così facendo la storia perde la sua importanza in quanto tale diventando solo il surrogato del protagonista, la sua riproduzione fedele. L’opera è incentrata dunque proprio su questo, sulla creazione di una vicenda e sul suo dipanamento da un punto di vista alquanto peculiare, punto di vista che ne sottolinea gli stati d’animo ed i pensieri ancor prima che le materiali conseguenze. Marías lavora come uno psicologo, scavando a fondo dell’animo del suo soggetto e cavandone fuori delle conseguenze semplici ma essenziali, e proprio in questo risiede il grande, unico potenziale del romanzo dell’autore spagnolo.

Detto questo perciò, non si può negare la presenza di un grande nucleo tematico portante della storia, ovvero il rapporto dell’uomo con la morte. Essa viene come sfatata, smitizzata e mostrata unicamente come un evento quasi quotidiano, perfettamente addentrato nei piani della vita, una sorta di evento fondamentale ma spesso travisato. È infatti una morte che scandisce le primissime pagine dell’opera, ma questa viene vissuta non tanto come uno shock, quanto piuttosto come una calamità naturale, prevedibile e per forza di cose di doverosa accettazione. Non è il trauma della morte che caratterizza l’opera quanto i suoi effetti sul mondo della vittima, il dolore dei familiari e l’interiorizzazione di chi, come Víctor, si sente quasi debitore nei confronti di chi la ha subita. L’attenzione si sposta rapidamente sulle conseguenze dell’evento infausto sugli altri personaggi, ragionando sulle loro vite e sull’influenza che una simile tragedia può avere. Come infatti specificato al termine dell’opera, ed in seguito ad un’altra morte, non a caso altrettanto insensata ed inaspettata della prima, le vite si accendono e spengono come lampadine, senza una ragione e senza strascichi sulla realtà, sul mondo intero: quello che sembra volerci dire qui l’autore è che la morte è un evento naturale ma al contempo spaventoso, ma non per il suo significato etimologico quanto invece per il carattere che assume nella vita delle persone, per ciò quindi che la vita stesa diventa, ovvero l’eterna attesa di un attimo fugace e in fin dei conti insignificante, tanto per chi lo subisce quanto per chi lo osserva o ci gravita intorno.

Un’opera perciò davvero importante e ricca di spunti riflessivi, un saggio umano che fa pensare a noi stessi ma fa anche nascere uno sguardo critico verso l’esistenza stessa ed il suo valore, il tutto per mezzo di uno stile forte e di una prosa sincera e mai noiosa. Una piccola perla della narrativa spagnola da un talentuoso autore, purtroppo fino ad ora solo promettente e troppo poco concreto.

Voto: ★★★/★★★★★

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