Martin Eden

Martin Eden (1909) – Jack London / Inglese

Partendo dalle origini, provando a dare un significato ed una spiegazione razionale al malessere generazionale di un uomo, il protagonista, afflitto dal sentore di un mondo ingiusto, spaccato in due dall’egoismo e dalle apparenze, proprio per questo inaccettabile da uno spirito libero e ideologicamente reazionario. Quello di London si intuisce fin dalle prime pagine essere il canto del cigno di una società corrosa dalla legge del mercato, del buon vivere: società che dunque non lascia spazio alla libera iniziativa, all’estro creativo e all’amore vero e passionale, incondizionato e sincero. ‘Martin Eden’ è un romanzo riassuntivo in tutta la sua voglia di denunciare l’America di inizio secolo, un’opera che purtroppo ricalca tematicamente le scie di autori come Hamsun (in particolare il suo ‘Fame’) e Dickens risultandone a conti fatti decisamente inferiore e fuori luogo.

Martin Eden è un marinaio di Oakland, nato da una famiglia povera, cresciuto tra la strada e il mare e proprio per questo deciso ad elevarsi intellettualmente. Egli coltiva il sogno di diventare un grande scrittore, sogno che vede avvicinarsi una volta innamoratosi della bella Ruth, giovane dell’alta borghesia attratta da lui ma desiderosa di istruirlo ed avvicinarlo alla sua classe sociale. I suoi sforzi per imparare a vivere come da borghese, colto ed educato, sembrano tuttavia non riuscire, così come sembrano non andare in porto i suoi tentativi di acquistare fama letteraria. Gli anni trascorrono nella miseria più viva e nel proseguimento di un fidanzamento, quello tra i due, segreto e necessitante di basi più solide. Quando infine Ruth, convinta dai suoi e stanca di aspettare una posizione sociale ormai improbabile, deciderà di lasciare Martin, e quando il miglior amico di quest’ultimo si toglierà la vita, i sogni di gloria del protagonista verranno coronati. L’orribile falsità della società intera verrà allora a galla, riavvicinandosi a Martin per glorificare i propri salotti borghesi della fama di un noto scrittore come lui. Stanco di vivere ed indignato, al giovane non rimarrà che porre fine ad una vita insensata, ingiusta ed orribilmente menzognera, assassina di meriti e schiava dell’egoismo…

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Era inevitabile che, dopo l’immaturità di opere come ‘Il richiamo della foresta’ e ‘Zanna Bianca’, e dopo il fallimento di sperimentazioni a carattere politico come ‘Il tallone di ferro’, l’autore americano decidesse di segnare la propria carriera con un’opera che, pur con i suoi visibili e quasi grossolani difetti, tentasse di seguire un secolo traumatico e socialmente differente da quello passato. Riecheggiando uno stile ed una prosa tipicamente ottocentesche, London si avvicina infatti alla materia con un romanzo quasi di formazione, dal carattere profondamente personale e abbozzato, dove l’impeto di dar forma ai moti idealistici prevale nettamente e quasi inconsapevolmente su tutto il resto con un vigore da opera prima. Quello di Martin Eden, oltre ad essere il riflesso dell’autore stesso, non è che il prototipo abbozzato del giovane idealista che si trova a doversi confrontare con l’ostilità di un mondo in cambiamento e soggetto a dinamiche commerciali spietate ed egoistiche. Ogni figura, ogni aspetto, viene risucchiato ingenuamente dalla volontà di fondo, dalla forte critica autoriale, che tuttavia, più che risultare incisiva, diventa succube di se stessa trascinandosi troppo impetuosamente nei meandri poco approfonditi di una personalità, quella di Martin, davvero stereotipata.

Risulta a questo senso arduo, nonostante l’ottima scorrevolezza dell’intreccio, confondersi ed appropriarsi delle figure e dei moti d’animo dei personaggi, così come risulta arduo credere ad uno stile descrittivo superato che, già ai tempi di fondatori dello stesso come Melville, riusciva maggiormente ampliato e ricco di innovazioni narrative. La relazione amorosa, così come ogni altro nucleo tematico dell’opera, risente dunque troppo dell’accento politico generale, creando infine un connubio tra saggio politico e romanzo di formazione che riesce ostico da accettare. Martin Eden, figura sviluppata ottimamente, è uno dei pochi elementi che risulta non risentire dell’influsso socialista del lavoro, trascinando l’opera grazie allo spessore individuale che lo caratterizza. Da ricordare senza dubbio la brillante scena conclusiva. Non si può dunque che trarre un giudizio non completamente positivo dalla suddetta opera, decisamente in rialzo rispetto alle altre dell’autore ma sofferente sotto troppi aspetti: un romanzo in conclusione interessante ma ancora immaturo.

Voto: ★★★/★★★★★

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